Riunioni online: smetteremo di usarle nel post Covid? Il nostro punto di vista

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Se c’è una cosa che, lavorativamente parlando, l’era del Covid ha improvvisamente introdotto nelle nostre vite sono le riunioni online. Zoom, Meet, Teams e affini: abbiamo tutti trasferito le nostre conversazioni in maniera virtuale, nell’impossibilità di incontrarci di persona. E ci siamo accorti dei vantaggi che queste nuove modalità di comunicazione hanno: meno spostamenti, risparmio di tempo e di energie, comodità generale. Però, contemporaneamente, c’è anche la mancanza di socialità: come ogni azienda sa, alcune delle migliori idee nascono facendo due chiacchiere davanti alla macchina del caffè. 

Dunque, ora che dobbiamo pensare al lavoro nell’era post Covid, resta da chiedersi: che ne sarà delle riunioni online? Continueremo a utilizzare le app per le chat multiple in remoto o torneremo a parlarci intorno a un tavolo? 

“Se c’è una parola che quest’anno è entrata nell’uso comune di tutti noi professionisti è “smart working””, spiega Claudio Di Ventura, CEO di Blacksheep. “Ora, dopo questi mesi di rivoluzione nelle modalità lavorative, resta da definire concretamente cosa significa “smart””. 

Non c’è dubbio che il 2020 sia stato l’anno del boom per le app delle riunioni virtuali: tutti le abbiamo scoperte durante il lockdown, anche per incontrarsi virtualmente con gli amici (e non solo per ragioni di lavoro). Il loro successo è stato tale che, ad esempio, in Italia Google Meet e Zoom sono state due delle app più scaricate nel 2020, seconde solo a TikTok. Oggi però i dati iniziano a mostrare un’inversione di tendenza: ad esempio in Nuova Zelanda, dove le restrizioni per il Covid appartengono in larga parte al passato, le app per le videochiamate multiple registrano in questi mesi un crollo degli utenti. 

“Anche in Blacksheep quest’anno abbiamo utilizzato molto più del solito gli strumenti per le videoconferenze”, prosegue Claudio Di Ventura. “Non solo quelli classici come Zoom, Meet, Teams o Jitsi ma anche quelli più complessi ed elaborati, come Mattermost, uno strumento di condivisione agile che ci ha permesso di mantenere i singoli team aggiornati e attivi sui singoli progetti di lavoro”. 

Strumenti molto utili per lavorare in remoto che – viene da chiedersi ora che il lavoro in presenza sta pian piano rientrando nei parametri pre pandemia – forse in futuro non verranno più utilizzati. Il mercato, in questo senso, pare indicare una frenata rispetto al boom di un anno fa. Secondo i dati della società di ricerca Apptopia, ad esempio, alcune di queste app stanno già progressivamente perdendo utenti, man mano che le restrizioni per contenere la pandemia si allentano. 

Pare che alla fine, nella maggior parte dei casi, la socialità avrà la meglio. “È normale che sia così”, sostiene Claudio Di Ventura. “Come qualsiasi strumento tecnologico, questo tipo di software non potranno mai del tutto sostituire il contatto umano. Ed è proprio questo, a mio parere, il significato di lavoro “smart”, “intelligente”: saper utilizzare la tecnologia quando ci è utile, ma capire che il lavoro è comunque sempre fatto di e da persone, che sono la più importante risorsa che un’azienda può avere”.

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